Disturbi Psicologici


Disturbi Alimentari

L’anoressia


Una persona viene definita anoressica quando digiuna per lunghi periodi di tempo (rifiuta di mangiare), ha un peso del 15% (o anche più) al di sotto della norma, è terrorizzata dall’idea di perdere il controllo sull’assunzione di cibo e di acquistare peso. Per questi motivi può ricorrere in modo ossessivo all’esercizio fisico, al controllo della quantità di calorie e di cibo. Tale disturbo negli uomini si associa spesso a forte diminuzione dell’interesse sessuale, e nelle donne all’assenza delle mestruazioni. La caratteristica principale dell’ anoressia è il rifiuto del cibo e chi soffre di tale disturbo ha sempre una intensa fame ed appetito, tale rifiuto è generato dalla forte paura di ingrassare, dall’insoddisfazione per il proprio aspetto corporeo, dall’idea di far preoccupare qualcuno e dalla necessità di controllare l’alimentazione. Si distinguono due forme di anoressia: l’anoressia restrittiva, forma in cui il dimagrimento è causato dal digiuno e dall’intensa attività fisica e l’anoressia con bulimia, patologia in cui il soggetto mette in atto comportamenti che insieme al digiuno servono a diminuire il peso corporeo (abuso di lassativi e/o diuretici, vomito). L’anoressia raramente insorge prima della pubertà, infatti i dati disponibili evidenziano come il disturbo si manifesta soprattutto nella prima adolescenza (tra i 13 ed i 18 anni).
La Bulimia
Si parla di bulimia quando sono presenti i seguenti aspetti:.
  • abbuffate ricorrenti (assunzione di abnormi quantità di cibo in un breve lasso di tempo) che avvengono almeno una volta a settimana e sono caratterizzate da perdita di controllo che impedisce di smettere di mangiare una volta che si è iniziato, e da grossi sensi di colpa e di vergogna;
  • comportamenti compensatori (vomito auto-indotto, uso di lassativi o diuretici, eccessivo esercizio fisico, digiuni) per impedire l’assunzione di peso;
  • grande preoccupazione per il proprio peso e per l’aspetto fisico.

Il Binge – eating
La persona che soffre di questo disturbo non è in grado di controllarsi e assume grandi quantità di cibo in un breve intervallo di tempo. Tali abbuffate sono seguite da sensi di colpa e vergogna, ma nessun comportamento compensatorio viene intrapreso. Spesso l’assunzione di cibo costituisce un modo per fronteggiare o bloccare sensazioni ed emozioni indesiderate. Il peso può aumentare fino ad arrivare oltre la norma. Infatti, il binge-eating è spesso presente tra gli obesi.
Il trattamento dovrebbe essere effettuato da una equipe multidisciplinare, composta da medici (con competenze internistiche e psichiatriche), psicologi-psicoterapeuti e dietisti. È stato dimostrato che la terapia cognitivo-comportamentale è molto indicata per i disturbi del comportamento alimentare. Essa prevede l’uso di diari che consentono di monitorare l’assunzione di cibo, i comportamenti compensatori, le emozioni e i pensieri connessi al cibo, all’aspetto fisico, al peso. I pazienti imparano ad alimentarsi in modo corretto e a discutere i pensieri disfunzionali che producono emozioni spiacevoli e che perpetuano comportamenti di assunzione incontrollata di cibo, digiuno, vomito, esagerazione nell’esercizio fisico, ecc.
La terapia si suddivide in tre fasi:
  1. la prima è finalizzata a normalizzare il peso e abbandonare i comportamenti di controllo del peso;
  2. la seconda fase a migliorare l’immagine corporea, la valutazione di sé e i rapporti interpersonali;
  3. la terza a terminare la terapia e prevenire le ricadute